Il contenitore o il contenuto? L’importanza della zuppa nell’eterna diatriba tra libri ed ebook

L’odore della carta.

Si arriva sempre lì in una diatriba tra ebook e libro cartaceo. “Ma io voglio annusarlo, tenerlo in mano, guardare la copertina, fare le orecchie!”. Confesso che anche io ho pensato tutto questo all’inizio, tanti anni fa, dopo aver preso per la prima volta coscienza dell’esistenza degli ebook reader.

Erano i primissimi. Quelli che costavano ancora 300 euri sonanti, che caricavano una pagina ogni 10 secondi. E giù a fare i conti di quanti libri cartacei avrei dovuto comprare per ammortizzare la spesa. Perché, è vero, il libro cartaceo è un’altra cosa. Specialmente per me che per via del mio rapporto fisico con i libri per i puristi del settore sono una specie di mostro. Intanto perché quando leggo spacco il dorso a metà, per poter leggere con una mano sola. Poi perché ci infilo dentro scontrini, fiori, fotografie, frizzi e lazzi e ogni tanto pure qualche briciola. Perché mi appunto dentro pensieri, parole, sensazioni, giudizi e anche imprecazioni e litigate con i personaggi (tutto ciò rappresenta un’ottima scusa per non prestarli mai, i miei libri). E poi, quando sono esauriti, stanchi, sfibrati, sgualciti si possono riporre sulla libreria, come guerrieri stanchi, al giusto riposo. Con il dorso rigato in bella vista. Pronti a far rivivere l’eco della battaglia ogni volta che li riapriamo. Pronti a contenere, oltre alle parole dell’autore, magari da un secolo lontano, anche un po’ di nostri ricordi, dediche, affetti, pezzetti di vita.

Ma il mondo va avanti. Nessuno più si sogna di non parlare di persona solo perché hanno inventato il telefono. Si fa l’uno e l’altro (auspicabilmente dicendo cose sensate e degne di essere comunicate). Perché il contenuto, in fondo, conta più del contenitore.

Quindi ho superato in fretta la fase del “voglio sentire l’odore del libro”, “Venezia è bella ma non so se ci vivrei”, “il nuoto è uno sport completo”, per approdare al nuovo mondo degli ebook alla ricerca di perle dimenticate e trascurate.

Sì, perché il libro cartaceo arriva nelle nostre mani dopo una sfilza di decisioni che hanno preso altri per noi. Nelle librerie troviamo solo una selezione di titoli, generi e autori che qualcun altro ha pensato che possano vendere. Il mondo del libro cartaceo, spento il profumo dell’inchiostro, deve purtroppo sottostare a tutta una serie di leggi di mercato che ne uccidono la varietà e spesso anche la qualità.

È per questo che sugli scaffali troviamo 50 sfumature dello stesso romanzo soft porno per signore attempate, gialli più o meno riusciti e libri di barzellette dei calciatori, che oscurano anche qualche opera più meritevole che però, per arrivare fino alle nostre case, deve dimostrare prima di essere redditizia. È un orribile circolo vizioso, che conoscono bene le piccole case editrici che invece si sforzano di fare libri di qualità.

Gli ebook, a volte gratuiti o spesso molto economici, possono sfuggire a questa logica. Grazie a Internet con pochi passaggi posso spulciare l’archivio sterminato di archive.org e immergermi nella lettura di un trattato sui trattori (scusate il gioco di parole) bielorusso, o scoprire tutti gli orrori delle leggi sul linciaggio degli afroamericani nel sud degli Stati Uniti nel Project Gutenberg.

Grazie agli ebook e alla digitalizzazione di tantissime biblioteche meravigliose, il sapere è diventato veramente orizzontale, facilmente accessibile e alla portata di tutti.

Quindi anche l’opera minore del più oscuro poeta dell’angolo più dimenticato del mondo può trovare il modo di raggiungerci.

E questo è un vantaggio non da poco. Almeno per chi ama avventurarsi nell’ignoto e non si accontenta delle strade già battute.

Poi c’è la questione spazio. Il supporto fisico, il libro, fatto di carta e dei tanti costi che comporta (produzione, distribuzione, ecc.) lascia il posto a un agilissimo apparecchio che è in grado di contenere la libreria di Alessandria in pochi grammi. Un bel punto a favore dell’ambiente, meno traffico su gomma per la distribuzione, meno carta da produrre a scapito delle foreste.

Considerando poi che sugli ebook oggi è possibile scrivere, prendere appunti, usare dizionari in lingue straniere senza portarsi a letto un mattone di 4 kg, fare orecchie, note, segnalibri e addirittura esportare tutto questo in comodi file di testo per condividerli con chi vogliamo… beh, l’ebook batte il libro a man bassa.

Pochi sanno che il prestito bibliotecario ormai si fa anche per gli ebook, e senza spostarsi da casa. Questo deve precluderci la bellezza di qualche ora passata tra gli scaffali della biblioteca a spulciare volumi polverosi alla ricerca di un’avventura? No di certo. Ma ci apre mondi inarrivabili.

Dobbiamo ammettere che l’ebook riesce a farsi amare se non con il cuore, di sicuro con il cervello e il portafoglio.

Il progresso tecnologico non è mai buono o cattivo in sé, tutto dipende dall’uso che se ne fa (bomba atomica a parte). Insomma, dobbiamo essere noi a usare bene gli ebook, a trattarli bene, a trarne il massimo vantaggio.

Questo non sempre succede: l’estrema accessibilità di questa tecnologia ha inondato il mercato di una quantità abnorme di orrida letteratura, che mai avrebbe visto la luce se qualcuno avesse dovuto accollarsi i costi della sua produzione e distribuzione. Il mercato ci limita e tende a omologarci in un asfittico pensiero unico, e non ci protegge certo dalla cattiva letteratura. Ma l’ebook, con la sua democraticità, ha dato la stura a un popolo, quello italiano, fatto di 15 lettori e 60 milioni di scrittori.
Per questo si assiste a uno stillicidio di titoli improbabili, copertine ancora più improbabili, orrori ortografici, storie che neanche si può tollerare di leggere sotto l’ombrellone d’estate, che si aprono invariabilmente con l’omicidio della consecutio.

Non si può dunque coniugare un prodotto editoriale di qualità, curato nella forma, nella ricerca editoriale, con il formato ebook? Non si possono avere tutti i vantaggi dell’ebook con tutte le cure, le bellezze, le particolarità intime ed emotive di un libro? Noi ci siamo imbarcati in questa avventura perché crediamo di sì.

Dentro il nostro barattolo Campbell, la zuppa è buona. E forse sarebbe ora di pensare di più al contenuto che al contenitore.

Perché chi ama gli ebook, ama anche i libri, ma li ama davvero, nella loro essenza, per il loro contenuto e non per la loro funzione di madeleine, coperta di Linus o status symbol intellettuale.

Chi ama gli ebook, ama in prima battuta il sapere e le parole. Gente profonda che si getta nel mare magnum del mondo alla ricerca di tesori nascosti. E per farlo deve prima superare uno strato di rifiuti di plastica grande come un’isola del Pacifico. Quindi è ora di finirla con le discriminazioni: gli ebook possono essere belli, buoni e saporiti come i migliori tomi d’annata.
Attenzione a privilegiare troppo la forma (o il formato) sul contenuto, anche perché poi, in quest’epoca di apparenza esasperata, partono dei nuovi aberranti trend. Trovarsi un traditore del genere in casa è un attimo. Provate a farlo con gli ebook, né.

Condividete!

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