Nuova recensione di “Treni in corsa nelle notti di Kyoto”

da Orizzonti blog di Patrick Colgan

1. Treni in corsa nelle notti di Kyoto, di Patrick Holland

Il titolo, anche nell’originale Riding the Trains in Japan, è un po’ fuorviante. Perché i racconti del libro sono ambientati non solo in Giappone, ma anche in Vietnam e Cina. Holland, che in questi Paesi ha vissuto, ha uno stile originale e meditativo, erudito, attento ai dettagli, ai momenti, alle storie delle persone. E’ uno scrittore di viaggio di spessore, insomma. I treni, e Kyoto, sono però solo nel primo racconto, ben scritto, con numerose citazioni letterarie — Basho, Kawabata, Murasaki — e con passi molto belli sul viaggio in treno. Ma ci sono anche errori incomprensibili (Shoji dori al posto di Shijo dori, una delle vie principali della città per esempio) e alcune situazioni poco credibili. Ne propongo una per dare un’idea, ma non è l’unica: Holland racconta di arrivare a Kyoto durante le festività dell’Obon e di non trovare posto in albergo (più che possibile). Per questo racconta di passare le notti viaggiando sui treni proiettile Shinkansen avanti e indietro fra Tokyo e Kyoto. Un’idea di grande fascino, certo. Ma quanto mi risulta anche dieci anni fa (quando è ambientato il libro) i treni Shinkansen non correvano di notte. Forse qualcosa mi sfugge, forse Holland si riferisce a treni locali pur scrivendo chiaramente Shinkansen, ma anche così il racconto non starebbe in piedi. Un po’ perplesso ho continuato a leggere e trovato un bel racconto sul monte Koya e sul cimitero Oku-no-in, e altri interessanti e acute pagine su angoli remoti di Vietnam e Cina. Un libro di valore, denso e ricco di spunti, ma che lascia un po’ di interrogativi: la precisione è importante, per me.

Mi svegliai e fissai il mio riflesso (…) L’oscurità fuori dal vagone e la luce all’interno fanno sì che la propria immagine venga proiettata sul panorama come una divinità, anche se ciò risulta possibile solo perché il panorama presenta un piano nero privo di profondità, non è possibile espanderlo, pertanto si vede poco e non si comprende nulla (…). Una bizzarra premonizione del destino del viaggiatore moderno e ipermoderno: essere ovunque e in nessun posto nello stesso momento, fino a perdersi.

 

Altre opinioni: il libro recensito su Biblioteca Giapponese

Treni in corsa nelle notti di Kyoto, di Patrick Holland, 251 pagine. Exorma

*) ringrazio Danilo e Yumiko di Viaggiappone per il confronto sui treni notturni

2 Comments

  • grazie per aver condiviso la mia recensione! Aggiungo due cose che magari potrei aggiungere anche sul blog: è ben tradotto (e non si può purtroppo dire sempre), quindi complimenti a Falconi, e le imprecisioni che ho rilevato (come shoji dori) – avevo controllato – sono presenti anche nel testo originale.

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