Piccoli libri lasciano il nido…

Molti dicono che finire un libro è come un parto. In realtà credo che sia un po’ come vedere un figlio ormai grande lasciare il nido. Lo conosci bene, hai cesellato ogni parola, ogni modo di dire, hai corretto il suo comportamento un po’ ribelle con infinite ramanzine sui refusi. E adesso eccolo lì che se ne va per i fatti suoi, con tutte le tue raccomandazioni, letture e riletture. Adesso non ci puoi fare più niente, è quello che è nel bene e nel male, e tu ne sarai sempiternamente responsabile. Potevi rendere meglio quel gioco di parole? Quella nota sarà sufficientemente chiara? Si comporterà bene con i lettori, li farà ridere o piangere? O peggio… li lascerà indifferenti?

Quello che mi è capitato stavolta con l’Odissea di Jude è stato veramente sorprendente. Sì perché non so come facciano gli altri traduttori, ma io faccio letture e riletture mirate a particolari aspetti: una rilettura, la prima, per verificare la fedeltà e infedeltà della resa (in questo caso ho dovuto prendermi parecchie libertà), un’altra rilettura per eventuali refusi, un’altra per la punteggiatura, ecc. ecc.

Ciò che mi ha sorpreso stavolta è che, anche durante l’ultima rilettura, quando ormai conoscevo le quasi 400 cartelle a memoria, ancora ridevo. Per ampi stralci mi dimenticavo di virgole e virgolette e sghignazzavo senza ritegno.

Poi naturalmente l’ossessivo-compulsività del mestiere del traduttore aveva la meglio.

Ma credo che sia un buon segno.

Auguri Jude nel tuo viaggio per il mondo.

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