“Stately, plump Buck Mulligan….”

Eccetera. Siamo in un paese “vicino”, anzi, quasi un po’ cugino. Per colori della bandiera, religione e per una certa leggerezza nel vivere, qualsiasi cosa voglia dire.

Patria della RyanAir, di Bono Vox, della Guinness, dei martiri del 1916 e di una serie impressionante di luoghi comuni.

Nonostante le sue dimensioni ridotte e la sua popolazione sparuta, l’Irlanda ha una densità letteraria da fare invidia: Johnathan Swift, Oliver Goldsmith, Sean O’Casey, Oscar Wilde, George Bernard Shaw, James Joyce, Bram Stoker, William Butler Yeats, Samuel Becket, Seamus Heany, John Banville, Brendan Behan, Roddy Doyle… Sono solo i primi che ci vengono in mente.

Julian Gough è l’ultimo della illustre stirpe di Irlandesi Espatriati e come tale in grado di gettare uno sguardo tutto particolare all’Isola di Smeraldo.

Il libro con cui viaggiamo per l’Irlanda è il suo “Jude in Ireland”. Irriverente, dissacrante, sfolgorante. A tratti bisogna arrestare le convulsioni comiche e asciugarsi le lacrime, prima di chiedersi, increduli, “ma davvero ha avuto il coraggio di scriverlo? Da noi nessun editore l’avrebbe pubblicato.” E infatti.

Possiamo anche accennare la trama, è talmente assurda che nessuno potrebbe crederci.

“Se avessi fatto pipì dopo colazione, la Folla non avrebbe mai dato alle fiamme l’orfanotrofio.” È un incipit che fa a gara con quello dell’Ulysses. E come un giovane e moderno Leopold Bloom, il protagonista inizia una labirintica ricerca delle sue Origini e del Vero Amore.

Dopo aver accidentalmente urinato in un sito storico, culla del nazionalismo irlandese, e su un ministro della Repubblica, Jude sfugge alla distruzione dell’orfanotrofio, fa saltare una multinazionale travestito da Stephen Hawkings, dopo aver spiegato la Relatività a una bambina di 5 anni. Dopo la degenza in ospedale e la plastica facciale che gli dona le fattezze di Leonardo DiCaprio (ma con un naso erettile) libera un’Orda di Gente di Colore a cavallo di un cammello mentre fa l’amore con la figlia di un capitalista, fonda una comune marxista ricreando l’eden in terra. Ed è solo il primo terzo del romanzo. Nel rovesciamento comico tutto diventa assurdamente plausibile, come il vescovo che piange perché i bimbi molestano i preti. Dentro c’è tutta l’Irlanda degli ultimi vent’anni: la bolla immobiliare, il declino della tigre celtica, l’oppressione di classe, l’urbanizzazione, le nuove dinamiche sociali, il nazionalismo. La perdita dell’innocenza.

Poi vi sono stralci di pura poesia, tempeste elettriche, la teoria dei multiversi, la bellezza, la natura e l’amore.

Non si può proprio chiedere di più.
Biblio:
Gough, J. (2007). Jude in Ireland. Old Street Publishing.

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